

91. Gli effetti della crisi del 1929 in America centrale.

Da: E. Galeano, Il saccheggio dell'America latina, Einaudi,
Torino, 1976.

Per gli stati dell'America centrale, la cui economia era
fortemente dipendente dai consumi nordamericani, la crisi del 1929
ebbe effetti drammatici. La caduta verticale dei prezzi del caff
e delle banane fece allargare a macchia d'olio la disoccupazione;
seguirono scioperi e ribellioni, prontamente e duramente represse
dai regimi dittatoriali. Ce ne parla nel seguente passo lo
scrittore uruguaiano Eduardo Galeano, il quale evidenzia come gli
Stati Uniti, bench avessero inaugurato la politica del buon
vicinato, che avrebbe dovuto porre fine ad una tradizione di
pesanti interventi politici e militari, non mancarono di sostenere
le iniziative dei dittatori latino-americani.


Il caff dipendeva dal mercato nordamericano, dalla sua capacit
di consumo e dai suoi prezzi; le banane erano un affare
nordamericano e per nordamericani. Arriv, all'improvviso, la
crisi del 1929. Il crack della Borsa di New York, che fece
scricchiolare le basi del capitalismo mondiale, piomb sui Caraibi
come un gigantesco masso di pietra in una pozzanghera. I prezzi
del caff e delle banane caddero verticalmente, come pure il
volume delle vendite. Gli sfratti dei contadini s'intensificarono
con violenza febbrile, la disoccupazione si allarg a macchia
d'olio nelle campagne e nelle citt, si scaten un'ondata di
scioperi; il credito, gli investimenti, la spesa pubblica vennero
ristretti in modo brusco e in Honduras, in Guatemala e in
Nicaragua gli stipendi dei funzionari si ridussero quasi alla
met. Gli stivali dei generali non esitarono a calpestare il
coperchio della pentola: perch, anche se  Washington inaugurava
l'era politica del buon vicinato [politica adottata dagli Stati
Uniti nei confronti dell'America latina fra il 1916 e il 1945, che
avrebbe dovuto avere come obiettivo non l'egemonia degli Stati
Uniti sul continente americano ma la sicurezza collettiva], era
indispensabile contenere col sangue e col fuoco l'agitazione
sociale che ferveva dappertutto. Jorge Ubico in Guatemala,
Maximiliano Hernndez Martnez nel Salvador, Tiburcio Caras in
Honduras e Anastasio Somoza in Nicaragua rimasero ciascuno al
potere circa un ventennio.
L'epopea di Augusto Csar Sandino emozionava il mondo. La lunga
lotta del capo guerrigliero nicaraguense aveva avuto origine dalla
rivendicazione della terra e volava sulle ali della rabbia
contadina: per sette anni, il suo piccolo esercito di straccioni
combatt - contemporaneamente - contro dodicimila invasori
nordamericani e contro gli effettivi della guardia nazionale.
Fabbricava granate con scatole di sardine riempite di pietre,
strappava i fucili Springfield al nemico e non mancava di machete;
l'asta della bandiera era un ramo d'albero con la corteccia e,
anzich stivali, i contadini adoperavano - per camminare sulle
montagne dalla vegetazione inestricabile - una cinghia di cuoio
detta huarache. Sull'aria di Adelita i guerriglieri cantavano: In
Nicaragua, signori, il topo batte il gatto.
N il volume di fuoco della fanteria di marina, n le bombe
vomitate dagli aerei erano sufficienti a piegare i ribelli di Las
Segovias. E non erano sufficienti neppure le calunnie che le
agenzie d'informazione Associated Press e United Press - i cui
corrispondenti in Nicaragua erano due nordamericani che
controllavano la dogana del paese - spargevano a piene mani in
tutto il mondo. Nel 1932, Sandino ebbe un presentimento: Non
vivr a lungo. Un anno dopo, grazie alla politica nordamericana
di buon vicinato, si celebrava la pace. Il capo guerrigliero venne
invitato dal presidente in persona a una riunione decisiva che si
sarebbe dovuta tenere a Managua: venne ucciso per la strada, in
un'imboscata. L'assassino, Anastasio Somoza, dichiar pi tardi
che l'uccisione era stata ordinata dall'ambasciatore nordamericano
Arthur Bliss Lane. Somoza, in quel momento capo militare,
s'install ben presto al potere e govern il Nicaragua per tre
quarti di secolo: alla sua morte, lasci la carica ai figli, come
eredit. Prima di decorarsi il petto con la fascia presidenziale,
Somoza s'era autodecorato della croce al valore, della medaglia di
distinzione, della medaglia presidenziale al merito. Poi, una
volta al potere, organizz varie stragi e grandi commemorazioni
durante le quali travestiva i suoi soldati da romani, con sandali
ed elmo; divent - con quarantasei piantagioni - il maggior
produttore di caff del paese e si dedic, in altre cinquantuno
haciendas, all'allevamento del bestiame. Ciononostante, trov
anche il tempo per seminare il terrore. Durante i lunghi anni di
governo non ebbe, comunque, problemi economici di sorta: tanto che
ricordava con una certa tristezza i propri anni giovanili, quando
si vedeva costretto a falsificare monete d'oro per potersi
divertire un po'.
La crisi si fece sentire, con conseguenti tensioni e ribellioni,
anche nel Salvador. Quasi la met degli operai delle banane
dell'Honduras erano salvadoregni e molti furono costretti a
tornare nel loro paese dove non c'era lavoro per nessuno. Nel 1932
scoppi, nella regione di Izalco, una grande ribellione contadina
che si estese rapidamente a tutto il paese. Il dittatore Martnez
invi i propri soldati, modernamente equipaggiati, a combattere
contro i bolscevichi; gli indios lottarono a colpi di machete
contro le mitragliatrici e l'episodio si chiuse con diecimila
morti. Martnez, un teosofo e stregone vegetariano, sosteneva che
ammazzare una formica  un crimine maggiore che ammazzare un
uomo, perch l'uomo dopo morto si reincarna mentre la formica
muore definitivamente. Diceva anche d'essere protetto da
invisibili legioni che lo informavano su tutte le cospirazioni,
e si teneva in diretto contatto telepatico col presidente degli
Stati Uniti. Un orologio a pendolo gli indicava, sul piatto, se i
cibi erano avvelenati e gli segnalava su una mappa i luoghi in cui
si nascondevano i tesori dei pirati o i nemici politici. Aveva
l'abitudine d'inviare biglietti di condoglianze ai genitori delle
proprie vittime e di far pascolare i cervi nei giardini del
proprio palazzo. Govern fino al 1944.
Dappertutto erano massacri e stragi. Nel 1933, in Guatemala, Jorge
Ubico fucil un centinaio di dirigenti sindacali, studenteschi e
politici, ripristinando nel contempo le leggi contro gli indios
disoccupati e vagabondi. Ciascun indio doveva portare con s
un libretto su cui erano segnate le giornate di lavoro effettuate;
nel caso fossero ritenute insufficienti, doveva pagare il proprio
debito col carcere o lavorando gratuitamente la terra per sei
mesi. Sulla insalubre costa del Pacifico, gli operai che
lavoravano sprofondando fino alle ginocchia nel fango percepivano
trenta centesimi al giorno; e la United Fruit sosteneva, a propria
giustificazione, che Ubico l'aveva costretta a ribassare i salari.
Nel  1944, poco prima della caduta del dittatore, il Reader's
Digest pubblic un articolo di caldo elogio per questo profeta
del Fondo monetario internazionale che aveva evitato l'inflazione
abbassando i salari da 1 dollaro a 25 centesimi il giorno per la
costruzione della strada militare di emergenza, e da 1 dollaro a
50 centesimi per i lavori della base aerea nella capitale. Nella
stessa epoca, Ubico diede ai signori del caff e delle imprese
bananiere licenza d'uccidere [...].
Come tutti i tiranni dei Caraibi, Ubico si credeva Napoleone.
Viveva circondato da busti e ritratti dell'imperatore francese,
del quale pensava d'avere l'identico profilo. Credeva nella
disciplina militare: militarizz gli impiegati delle poste, i
bambini delle scuole e i membri della orchestra sinfonica. Gli
orchestrali suonavano in uniforme, per una paga di 9 dollari al
mese, i pezzi che Ubico sceglieva secondo la tecnica e con gli
strumenti da lui imposti. Secondo Ubico, poi, gli ospedali erano
roba da pederasti: quanti avevano la disgrazia d'essere poveri,
oltre che malati, venivano curati per terra, negli anditi e nei
corridoi.
